DIAGHILEV
LENÒR
di Enza Piccolo, Nunzia Antonino e Carlo Bruni
dedicato a Eleonora de Fonseca Pimentel
con NUNZIA ANTONINO
regia CARLO BRUNI

“Sono nata il 13 gennaio 1752. Sotto il segno del Capricorno. Credo nell’influsso delle stelle sul destino delle persone. Sono state le stelle a suggerirmi: continua, va’ avanti. E io, sin da piccola, sono stata curiosa, testarda, perseverante: pronta a prendere tempo, per poi esplodere all’improvviso. Da ragazza avevo due occhi di fuoco, ero sincera, fervida, non capivo il cinismo, volevo che le cose migliorassero, credevo che potessero migliorare, e non solo per pochi. Ero disposta a rinunciare ai miei privilegi. Forse ero ingenua. Ho combattuto.”
Introdotti da un racconto di Enza Piccolo e guidati dalle voci di tanti illustri ammiratori (da Enzo Striano a Dacia Maraini, da Susan Sontag a Maria Antonietta Macciocchi), abbiamo conosciuto Eleonora de Fonseca Pimentel. L’incontro è stato folgorante. Portoghese d’origine, napoletana d’adozione, Eleonora fu poetessa, scrittrice e una delle prime donne giornaliste in Europa. Una figura decisiva per la storia del nostro paese e in particolare del sud. Protagonista nei moti partenopei del 1799 e di quell’effimera repubblica meridionale, condusse un’esistenza esemplare, appassionata e faticosa, che ci parla ancora oggi, con grande forza, di libertà e giustizia, di amore e dignità. Gli straordinari sommovimenti che stanno mutando il profilo del mondo arabo, la crescente indignazione che anima i movimenti europei, il disagio che attraversa l’Italia, disegnano un panorama in cui la storia di questa donna, insieme a quella di molti suoi compagni di viaggio, sembra collocarsi perfettamente.
Eleonora combatté sino al patibolo la volgarità e l’inganno, l’ignoranza e la barbarie. Raccontarla significa non solo rendere omaggio a una grande antenata, ma invitarla a guidarci ancora sul sentiero 
di questo tempo difficile. 


un racconto avvincente… la Antonino, in ogni momento, sa come essere intensa ed emozionante
NICOLA VIESTI Hystrio

Impegnata, forte e dolce in accenti e grinta, Nunzia Antonino. Molto appassionato il pubblico con prolungati applausi
PASQUALE BELLINI Gazzetta del Mezzogiorno

La luminosissima Nunzia Antonino, diretta da Carlo Bruni, nella grande piazza di Arzo in “Lénor” ricostruisce in prima persona la vita di questa donna messa a morte durante la rivoluzione napoletana del 1799… con la sua feroce voglia di libertà che l'attrice sa esprimere con grande intensità e nobiltà di portamento
MARIO BIANCHI Eolo

Con la sua vita, breve ma straordinaria, Eleonora torna prepotentemente a parlarci di coraggio in un’epoca in cui questa parola sembra abbia perso di significato
GILDA CAMERO Barisera

sotto il fuoco incrociato di due riflettori … si assiste a un concerto teatrale rigoroso, attento a sfuggire la retorica a favore di un sentimento sincero
ITALO INTERESSE Quotidiano di Bari

Lo spettatore guarda e si accorge, forse, che la storia di quel fantasma è una storia ancora attuale, vicina, pulsante nelle venedi questo Sud dimenticato e vilipeso, sbeffeggiato e rifiutato
SERENA FERRARA Diretta nuova

Spettacolo emozionante, interpretazione perfetta, regia silente e profonda, pubblico completamente preso in ogni istante… questi gli ingredienti di una serata indimenticabile
CRISTIANO MAIORINO il commento

Nunzia Antonino è una fuoriclasse: tecnicamente sapiente e follemente generosa nella sua interpretazione mentre la regia di Carlo Bruni trasforma la parola in visione e il gesto minimo in una azione epica
GIULIANA MUSSO
Dal 2 al 5 marzo

IL PRIMO BACIO…E’ VERO NON SI SCORDA MAI!

di Renato Giordano
Regia Renato Giordano

in collaborazione con Rossella Izzo

con 
Livia Cascarano, Francesco Bruni, Carolina Ceccarelli, Aba Cividini, Elena Crupi, Andrea Lombardo, Alice Longo, Fiammetta Mancini, Giorgia Mistretta, Mattia Nissolino, Maria Elena Pepi.

Lo spettacolo di Renato Giordano in collaborazione con l’Actor’s Planet di Rossella Izzo in scena DA UNDICI ANNI consecutivamente!!.
Ogni giorno decine di ragazzi si danno il primo bacio e poi lo postano sul sito da 11 anni!!!!!!!

Torna a Roma come tutti gli anni al Teatro Tordinona, “il PRIMO BACIO” quello che fu uno spettacolo evento sulla rete :nella prima edizione tre anni di repliche consecutive solo con il tam tam della Rete. E’ stato(ed è ancora) un caso: il popolo di internet racconta come è stato il primo bacio sul sito www.ilprimobacio.com, e nasce lo spettacolo teatrale dei record: più di VENTIMILA storie di Primi Baci raccolte da Renato Giordano (che ancora oggi ne riceve decine a settimana) .

Lo spettacolo “Il primo bacio” di Renato Giordano, torna in scena a Roma a grande richiesta, come ormai è tradizione tutti gli anni , ed è un vero ed unico caso.
L’estate 2007 l’autore e regista Renato Giordano ha creato un sito , e l’ha poi mandata a vari blog, la richiesta: raccontatemi il vostro primo bacio, diventerà uno spettacolo teatrale. E’ stato immediatamente sommerso da storie di primi baci inviati da ovunque, (ormai sono più di 20.000) , e da richieste di prenotazioni per vedere lo spettacolo. A tal punto che nel novembre 2007 sono iniziate delle repliche con sempre il tutto esaurito nella sala del Teatro Tordinona, solo con le prenotazioni avute attraverso il tam tam della rete, repliche che hanno registrato nella prima edizione tre anni di repliche consecutive . Da allora ogni anno lo spettacolo viene ripreso !.
Una cosa è certa, tutti ricordano il primo bacio!.
E ce ne sono di tutti i tipi: teneri, imbarazzati, sensuali, imbranati, selvaggi, schifosi, curiosi, casti, a pennello, umidi, sfuggenti, viscidi, eroici, fraterni, vampireschi, timidi, violenti, a bocca chiusa, semiaperta o linguacciuti, da serpente o da pesce!!!. E anche se sembrava perso nei ricordi , a pensarci un attimo viene alla mente Lui/Lei ,e come è andata quella volta. E si ricorda la lunga attesa, e le prove sui vetri delle finestre o sul palmo della mano, i racconti degli altri più esperti, i film, grandi maestri di tecnica virtuale, e la musica che immancabilmente ha fatto da colonna sonora.
A Renato Giordano, a tutt’oggi sono arrivate quasi ventunomila storie di primi baci!. E le sorprese sono tantissime, i risultati sono inaspettati! Ogni sera allo spettacolo vengono invitate alcune delle persone che hanno mandato la storia del loro Bacio, e anche loro vengono applaudite a fine spettacolo. Ed anche tutti gli spettatori vengono invitati a compilare un questionario sul “loro” primo bacio. Alcuni di questi vengono selezionati immediatamente e lo spettacolo così diventa interattivo.
L’anno scorso è stato ripubblicato un libro di Giordano con 100 storie di primo bacio, che è alla seconda edizione, un format televisivo, è stata fatta la versione musical al Festival della Versiliana, è andato in scena a New Jork….
E’ ancora possibile inviare storie sul sito www.ilprimobacio.com sempre attivo. Anche quando non c’è lo spettacolo mediamente arrivano 20 storie di primi baci a settimana, (tanti giovani danno il loro primo bacio e poi mandano il racconto al sito) oppure su www.teatrotordinona.it. Da alcuni anni lo spettacolo è proposto in collaborazione con Rossella Izzo ed i suoi giovani attori dell’Accademia Actor’s Planet .
Dal 23 al 27 Marzo
Compagnia “Libera la Luna” presenta

“Tre donne in mare”

di Vespina Fortuna

Regia di Antonella Maddonni










Ipotetico futuro prossimo. Gli stati europei sono allo sbando, hanno creato barriere ed eretto muri chiudendosi in se stessi. Ormai è la malavita a farla da padrona senza più controlli. Chi può scappa in mare, ripercorrendo a ritroso il viaggio dei migranti d’un tempo. La meta è l’Africa: un luogo ritornato alla pace dopo tante sofferenze, pronto ad accogliere ed ad essere ricostruito.
Protagoniste della storia sono tre donne:
Maria, una madre coraggiosa che ha sacrificato la propria vita per salvare la figlia;
Emma, una giornalista che si è presa a cuore la vicenda di Maria;
Consuelo, figlia adolescente di Maria, all’oscuro del sacrificio materno, cresciuta con i nonni e, credendosi abbandonata dalla madre, si è affidata ingenuamente alle mani di un uomo senza scrupoli.
Tre donne diverse, in fuga dalle violenze subite e alla ricerca di nuove possibilità, partono in barca a vela facendo rotta verso l’Africa, un viaggio lungo e difficile nel quale riscopriranno se stesse, i propri sentimenti e impareranno a conoscersi l’un l’altra.
Ce la faranno a ricostruirsi una nuova vita insieme?

Note di regia.

Il testo è ovviamente molto attuale, ma capovolge il nostro punto di vista rispetto al fenomeno dell’immigrazione: e se fossimo noi costretti a fuggire dal nostro paese?
Qui la prospettiva è dalla parte di tre donne, diverse per estrazione sociale ed età.
Protagoniste della scena saranno le loro voci e le loro emozioni.
L’allestimento scenografico farà da sfondo ai diversi episodi, al trascorrere del tempo su una barca che scandirà il passaggio tra le diverse fasi emotive e di crescita delle tre protagoniste.

L’autrice.

Testo inedito di Vespina Fortuna, questa la prima messa in scena.
Animo inquieto, cuor gentile. E’ la definizione migliore per descrivere in quattro parole, quattro, l’essenza di Vespina Fortuna. Inquietudine e gentilezza sono infatti gli elementi che nei suoi romanzi, fiabe, racconti o drammaturgie camminano sempre insieme intrecciandosi. Più che storie le sue, sembrano orditi nei quali descrive con amore i propri personaggi rammendando con ago e filo gli strappi prodotti dal loro lato peggiore e dalle debolezze. I suoi ricami letterari, così delicati e aggraziati, arrivano al cuore in punta di piedi con l’intento di spingerci a guardare con benevolenza anche l’altra faccia della medaglia, quella in ombra.
Libri pubblicati: “Il principe di Udjana”, ed. L'Oleandro Arga;“La leggenda dei Plunolingi. Il popolo del sottosuolo” ed. Fefè collana Ologrammi poetici; “Quatruo corpuli et quatruo capulei. Tre fiabe mitologiche scritte in una lingua misteriosa” ed. Fefè collana MiniFefè.

Tamburino.

Ipotetico futuro prossimo. Gli stati europei sono allo sbando, hanno eretto muri chiudendosi in se stessi e la malavita fa da padrona. Protagoniste della storia sono tre donne, diverse per estrazione sociale ed età, alla ricerca di nuove possibilità partono in barca a vela, un viaggio difficile nel quale riscopriranno se stesse e impareranno a conoscersi l’un l’altra. Ce la faranno a ricostruirsi una nuova vita insieme?
Testo inedito della scrittrice Vespina Fortuna. Compagnia Libera la Luna. Regia di Antonella Maddonni.
Con Silvana Biagini, Gloria Cinque e Francesca Ricciardi. Scene Paolo Pioppini.

Sala Strasberg

21 – 26 Marzo 2017 ore 21:00 Domenica ore 18:00

INTORNO A SALOME’

regia 
VIVIANA DI BERT
con   
GIULIA PINZARI, 
STEFANO VILLANI, 
VALERIA DE MATTEIS, 
ANDREA FRAU, 
FILIZ ERCIYAS
ADRIANO GRECO



Sinossi

"Quel giorno il sole diverrà nero come un sacco di pelo, la luna diventerà come il sangue, e le stelle dal cielo cadranno sulla terra, come i fichi cadono dall'albero e i re della avranno paura."

Nel palazzo di Erode Antipa, dove egli vive con sua moglie, Erodiade, si sta svolgendo un banchetto che vede ospiti giudei, romani ed egizi.
La terrazza del palazzo è illuminata da una splendida ed incatevole luna, che presagirà all'ancella di corte e al Capitano delle guardie, perdutamente innamorato della principessa Salomè, ciò che il profeta Yokaanan annuncia dalla cisterna in cui è stato imprigionato.
Sventura e morte, in una partita a scacchi per il potere, dove il desiderio e il piacere carnale dettano le regole, lasciando che sia proprio la cecità della paura a commettere l'ennesimo omicidio
Dal 14 al 19 marzo - Sala Pirandello 
"Io Rifiuto"

Scritto e diretto da
Francesca Romana Miceli Picardi

Interpretato da
Marina Cappellini
Manola Rotunno

Aiuto Regia e Tecnico audio luci
Lara Panizzi
Trucco ed effetti
Marzia Croce



Sinossi
Carolina e Carmela non si conoscono.
Ma si ritroveranno a condividere lo stesso spazio, lo stesso "risveglio".
Due donne agli opposti: caratterialmente e fisicamente.
Due donne del Sud, con lo stesso destino: rifiutate e finite nei rifiuti.

Note di regia
Il Sud e' una terra dove le montagne sembrano giganti sonnecchianti e il mare e' un testimone muto.
Tutti ne parlano, pochi lo conoscono veramente.
"Il silenzio e' d'oro" non e' solo un proverbio. Parlare, reagire, rifiutarsi sono tre verbi che fanno rima con pericolo e paura. Ancora oggi.
La storia di Carolina e Carmela e' una ferita che ogni meridionale si porta dentro. Nonostante le lotte e i grandi personaggi che si sono ribellati alla mafia e a quella cosa sporca, che si chiama omertà'.
Due storie "piccole" e dolorose.
Due donne forti e schiacciate, unite in un viaggio onirico, tenero, tragicomico, straziante e irriverente come sa esserlo solo la morte.
Specialmente se a parlare sono i morti "nascosti bene".
Quelli che mai nessuno troverà, quei morti che non avranno mai voce.
Racconto il mio Sud, quello che non vorrei esistesse.
Perché il Sud e' una Donna caparbia e bellissima, senza trucco e con i capelli ricci. Cammina scalza e ha troppe ferite sotto i piedi.
Racconto due anime che hanno scelto di combattere.
HamletTown

Regia 
Gianluca Paolisso

Con
Simone Bobini
Cristian Pagliucchi
Michela Ronci
Eva Sabelli
Piero Grant
Marco Guglielmi
Dalila Aprile 





Presentazione:
HamleTown, la città di Amleto, è l'ultimo sguardo su un mondo, l'attimo che precede l'Apocalisse. HamleTown, la città di Amleto, si nutre di delitti, menzogne, soprusi, di emozioni e coscienze annullate: tutto al servizio di regole non scritte eppure incise a fuoco nella carne. HamleTown, la città di Amleto, è preservazione del potere e stupida reggenza, è la violenza senza scopo, i piani non riusciti, un luogo in cui i fantasmi influenzano i vivi, dove l'ombra cala inesorabile. HamleTown, la città di Amleto, riconosce tutti i suoi abitanti eccetto lo stesso Amleto e Ofelia, stelle in un universo estraneo: in loro l'amore, il dubbio, il desiderio di fuga oltre le cose, oltre la vita, li dove nessuno potrà mai trovarli.
HamleTown è il mondo che affonda, un buco nero, il simbolo più crudo della fine e allo stesso tempo la speranza dei sentimenti, di una lontana dolcezza da afferrare al volo.
HamleTown, la città di Amleto, è un poetico atto di denuncia, un inno al dubbio nel tempo del pensiero unico.  

Note di Regia:
Le vicende di HamleTown conservano lo scheletro del celebre Dramma shakesperiano, ma non indugiano o si accomodano nel novero delle tante riscritture, piuttosto si sviluppano in un arco narrativo del tutto differente. La figura del Re Claudio diviene preponderante: le sue azioni e conflitti ci trascinano in un mondo sospeso sul ciglio del baratro, la cui unica salvezza sembrerebbe il continuo perpetrarsi della crudeltà. In lui il desiderio di potere, di assoluto, e anche una non lungimiranza di ciò che inevitabilmente dovrà accadere. La sua morte ne è l'esempio lampante.
Vicino al trono il braccio destro Polonio, "padre esemplare" e strenuo sostenitore della causa, e i due allegri gemelli, Rosencrantz e Guildestern, paladini della violenza senza scopo e dell'imperante stupidità. A pochi passi Gertrude .. donna facile o prostrata dagli eventi? Forse complice, priva di scrupoli, di certo una madre senza figlio.
Su di loro
E infine Amleto e Ofelia, i granelli di sabbia nell'ingranaggio, emblemi della sofferenza di chi non si riconosce nel mondo e cerca un altrove, purché lontano e irraggiungibile.
Il loro essere o non essere diviene un'amara filastrocca, l'ultima consapevolezza prima della partenza. Una sola domanda aleggia in HamleTown: dopo tutto questo, le poche anime pure avranno la forza di ricongiungersi, di ritrovare l'amore perduto?
mumble mumble...
ovvero confessioni di un orfano d’arte

regia Timothy Jomm
organizzazione Fabrizio perrone
distribuzione altra scena
ufficiostampa Rocchina ceglia
foto di scena Dania martino
costumi Giulia Elettra francioni
grafica e materiali Compagnia della corte
Si ringraziano Giuseppe Marini e Società per Attori


Mumble Mumble è un racconto in tre tempi in cui Emanuele Salce narra impudicamente le vicende di due funerali e mezzo (e le gesta dei protagonisti che in quei giorni si distinsero...).

Nel primo, quello di suo padre Luciano, quando aveva poco più di vent'anni e, reduce da una nottata di eccessi etilici, si trovò a dover gestire da solo l'accadimento affrontando, nelle condizioni peggiori, una realtà a lui sconosciuta ed assai scomoda fra para-parenti a caccia di lascito, addetti alle onoranze funebri che lo inseguivano con cataloghi di bare e la ragazza per cui spasimava che non gli si concedeva.

Nel secondo, quello di Vittorio Gassman, marito di sua madre, vissuto da trentenne più lucido e consapevole, in cui si assiste ad un vero e proprio Carnevale del sacro e del profano, fra autorità politiche improbabili e presenzialisti d'ogni risma: dai colleghi minori, a venditori d'automobili, religiosi frustrati, furfanti che nella calca stappavano bottiglie di vino pregiate per concludere il tutto con la semifinale degli Europei del 2000 Olanda - Italia con scene da stadio.

Nel terzo (metaforicamente) il suo: vissuto attraverso l'incontro con una bionda australiana e una défaillance occorsagli in un museo di Sydney, con un finale in crescendo, fino a giungere ad una vera e propria liberazione non solo simbolica.

A fare da contraltare in scena lo spettatore-regista Paolo Giommarelli, ora complice, ora provocatore della confessione, passando con candida disinvoltura da Achille Campanile a Petrarca fino ad un trattato di procto-gastroenterologia.

Il racconto conclusivo dello spettacolo, che narra dell'incontro tra il protagonista e una bionda australiana, seguito da un'imbarazzante defaillance, ha catturato l’attenzione di Sandro Veronesi che, nel suo ultimo romanzo “Terre rare” scrive: “La storia narrata nel capitolo dieci della prima parte non è farina del sacco dell’autore, è una cover dello strepitoso monologo autobiografico di Emanuele Salce contenuto nel suo spettacolo intitolato Mumble mumble – ovvero confessioni di un orfano d’arte (di E. Salce e A. Pergolari). Oltre al ringraziamento per il permesso di rielaborarla, l’autore gli rivolge tutta la propria ammirazione”.


trailer http://youtu.be/mj8KXIOmQhY

Sinossi
Mumble mumble – ovvero confessioni di un orfano d’arte nasce nel 2009, quasi per caso, quando la direzione artistica di un teatro privato milanese, dopo avermi visto in un’intervista tv, mi offrì di fare una serata nel loro spazio estivo. “Vorremmo conoscerla artisticamente” fu la proposta. Non mi era mai successo in precedenza, facevo l’attore seriamente da poco ed avevo fatto solo duetre spettacoli prima d’allora (di cui la metà trascurabili…). Ero molto gratificato e spaventato al tempo stesso. Potevo fare quello che volevo mi dissero: “qualcosa dal suo repertorio (io non avevo un repertorio), una lettura, scelga lei…”. Il primo istinto fu quello di cercare supporto nei classici: “La mite” di Dostoevskji era sempre stato uno dei miei racconti preferiti. Optai per quello senza indugi. Ma poi, per enorme senso di gratitudine verso questi signori sconosciuti che mi offrivano questa inaspettata e gratificante possibilità, tornai sui miei passi e, ritenendo di dover fare qualcosa di più per poter contraccambiare adeguatamente la generosa offerta, aprii il rubinetto dei miei ricordi più intimi senza indugi e venne fuori tutto, tutto ciò che avevo di più intimo dentro di me: ricordi di persone care scomparse, momenti intimi di quasi felicità come momenti imbarazzanti. Tutte esperienze di vita vissuta in prima persona, da me. Ma pochi giorni prima dell’andata in scena, accadde l’inaspettato. Lo stesso teatro che mi aveva tanto cercato, ingaggiato e tanto incoraggiato a farmi conoscere artisticamente presso il suo spazio, decise di censurarmi! La direzione artistica ritenne infatti volgare ed impresentabile il mio terzo racconto, si dissero scandalizzati ed offesi da alcuni riferimenti scatologici in esso contenuti. Inutile dire che ci rimasi malissimo. Non riuscivo a farmene una ragione.
Il mio produttore mi disse di non farne un dramma e che mi avrebbe offerto di metterlo in scena comunque per qualche serata all’interno di una sua rassegna di testi inediti che si sarebbe tenuta qualche mese più tardi. E lì accadde l’imponderabile, lo spettacolo ebbe un successo insperato (almeno da me), registrammo persino degli esauriti e ci fu proposto di replicare per tutta la settimana successiva. A Roma si sparse in fretta la voce che accadeva qualcosa di molto interessante nel nostro teatrino, venne chiunque, dai colleghi agli impresari. Finché uno di questi decise subito di prenderlo e metterlo nel suo cartellone l’anno successivo. Da lì parte l’avventura di questo piccolo spettacolo che finisce per diventare così quasi grande e ad andare in scena ancora oggi, dopo cinque stagioni, girando l’Italia con enorme consenso di pubblico ed innumerevoli recensioni positive. A volte si dice che nella vita, quando si chiude una porta poi si apre un portone. Per noi andò proprio così. E per certi aspetti devo molta gratitudine a quella censura. Senza di essa non avrei mai partecipato alla rassegna di testi inediti e lo spettacolo sarebbe nato e morto quella stessa sera.
Per la cronaca, quel teatro ha interrotto la sua programmazione pochi anni dopo, mentre il mio racconto, oggetto di scandalo e censura, è finito nell’ultimo romanzo di Sandro Veronesi con tanto di dedica e complimenti.
Emanuele Salce


Un atto unico per tre storie irripetibili, il cui narratore, per molto tempo, era rifuggito dalla vita di quei palcoscenici di cui nemmeno voleva sentire l’odore. Questo è Mumble Mumble di Emanuele Salce, Confessioni di un orfano d’arte, e due sono i padri: quello naturale è Luciano Salce, quello putativo è Vittorio Gassman. Ed è proprio a causa di questo doppio, turbolento “magistero”, rimpianto e temuto insieme, che l’attore si ritrova alla perpetua ricerca di una trama; e per la medesima ragione, egli prova a nascondersi dietro la potente verità di Dostoevskij, finché un vero amico-regista (Paolo Giommarelli) gli dice di lasciar perdere, perché nulla avrebbe senso, niente sarebbe reale, se non lui stesso. Lasciati andare! lo esorta. Dapprima quello finge di non capire, poi si persuade senza crederci appieno, infine si tuffa a corpo vivo nella sua trascorsa esperienza. E la memoria si riattiva a partire da una piovosa alba di dicembre quando, rientrato da una nottata di alcool e di bagordi, Emanuele viene investito da una torrenziale segreteria telefonica, che lo avvisa, a più voci, della morte di Luciano, del padre accanto a cui egli sapeva sorridere. Quel figlio ha appena ventidue anni ed è la prima volta che un lutto primario lo colpisce d’improvviso alla schiena. La scena che segue è comicamente italiana, ambientata nella casa dove l’Artista si è da poco spento, tra amici di famiglia, becchini e para-parenti che si condolgono con l’unico orfano, presente e confuso dinanzi alla parata della morte. Ed è tutto molto ridicolo, come la morte in verità è, qualora la si voglia raccontare per filo e per segno. Come sarà epicamente, buffamente solenne l’uscita di scena del padre-mattatore. Stavolta è Estate piena e per l’occasione, attorno alla salma di Vittorio Gassman, si accalca una folla di colleghi e di comprimari, di politici e di prelati, tutti a sommergere, quasi a tacerlo, il naturale patimento di moglie e figli. In quell’appartamento al centro di Roma il Potere e le Arti, autentiche o meno che fossero, andranno a braccetto per un intero pomeriggio di esibito dolore, litigandosi il primato del Congedo, l’estremo saluto all’Attore “mai impallato”.
E così, di ricordo in ricordo, sorvolando storie e personaggi con la sicurezza di un equilibrista che saltelli sul filo di una ironia sublime, l’Orfano di due Padri rivive i momenti più grotteschi dei due funerali, dove si inseguono personaggi improbabili o bizzarri, Carneadi o celeberrimi, falsamente eloquenti o clamorosamente grotteschi. Un carosello surreale di sacro e di profano, dove si è morti e dove si muore dal ridere. Uno spaccato di vizi e virtù del nostro paese che Emanuele Salce rende allo spettatore con quella maestria, in parte ereditata e in parte reinventata per sopravvivere, comunque provocatoria, alta e bassa, fulminea e immota. Un paradossale autodafé laico con un finale catartico, che ci libera dai demoni e dagli angeli della nostra immaginazione, con due attori bravissimi nel loro inesausto spalleggiarsi e con un pubblico travolto dallo stupore, dal divertimento, dal grande stile.
E in nome di Luciano Salce e di Vittorio Gassman, vengono richiamati versi e prose di Francesco Petrarca e di Achille Campanile, la Poesia e il Sarcasmo italiani, fino al racconto che chiude lo spettacolo, dell’incontro tra una seducente giovane australiana e il nostro protagonista. Mumble mumble non annoia nemmeno per un secondo, e mai tradisce la più sfolgorante tradizione della commedia in cui morte e vita, per decenni, hanno coabitato, con vista sul mondo, sulla bellezza, sull’eleganza d’autore. 
di Giuliano Compagno
Sala Strasberg - Teatro Tordinona
Rassegna permanente di eventi teatrali contemporanei

Reperimento progetti stagione 2016/17

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Chiamata Pubblica

Rassegna permanente di eventi teatrali contemporanei

Il Teatro Tordinona vuole raccogliere progetti per la stagione in corso 2016/17 da mettere in scena presso la Sala Stasberg.

Si cercano opere di prosa e o interdisciplinari, originali o riadattamento da repertorio classico, realizzate da compagnie e artisti di ogni età. I progetti potranno costituire spettacolo intero o parte di spettacolo più ampio, in questo caso dovrà essere garantito il senso compiuto, nel caso di corti teatrali della durata inferiore a 35 minuti la compagnia dovrà accettare l’accoppiamento nella stessa serata con un altro spettacolo.

I progetti verranno selezionati in base a:

- dettagliata scheda artistica e tecnica, curriculum della compagnia e/o degli artisti coinvolti.

La tipologia dello spazio della Sala Strasberg predilige i monologhi, i soli, e gli spettacoli ridotti nelle dimensioni della scenografia.

Le opere selezionate verranno messe in scena nel corso della stagione 2016/17, secondo un calendario che verrà redatto successivamente alla selezione dei progetti e comunicato ufficialmente alle compagnie selezionate.
L’organizzazione sottoporrà alle compagnie un regolare contratto da firmare a percentuale 50/50.

Si può inviare anche più di una singola proposta.

La Sala Stasberg del Teatro Tordinona ha le seguenti dimensioni mt.4,20 larghezza, profondità mt.5, altezza mt 5,50, posti 40.

inviare il materiale secondo la scheda allegata a : benedettiulisse@gmail.com - gianluca.riggi70@hotmail.com

info : 06.7004932